Bifidobacterium lactis Lafti® B94

Un probiotico dedicato ai bambini

Lafti® B94 è un ceppo di Bifidobacterium animalis ssp. lactis prodotto dall’azienda multinazionale canadese Lallemand.  Si tratta di un probiotico di origine umana, depositato presso la ceppoteca olandese, già sottoposto a tutti gli studi di identificazione, sicurezza e qualità richiesti dalle linee guida nazionali e internazionali; è disponibile come materia prima ad una concentrazione di 100 miliardi di CFU/g.

Il ceppo probiotico Lafti® B94 ha confermato in studi dedicati di essere efficace nel supporto della salute gastrointestinale, in particolare in adolescenti e bambini e in neonati, per il contenimento di sintomi tipo-IBS, gastroenteriti e diarree occasionali. Si tratta di un ceppo che ha inoltre dimostrato una notevole sinergia con alcune fibre prebiotiche.

Lafti® B94 è stato innanzitutto selezionato in studi preclinici finalizzati all’identificazione di un ceppo capace di idrolizzare l’amido resistente, di crescere su substrati probiotici e di resistere alle condizioni avverse tipiche del tratto gastrointestinale, che si caratterizza per un pH fortemente acido e per la presenza di proteasi e sali biliari. Ulteriori studi in vivo condotti in roditori hanno anche mostrato che la co-somministrazione di Lafti® B94 e FOS (ed in misura inferiore, l’inulina) consentiva una migliore sopravvivenza ed una più lunga ritenzione del ceppo probiotico nell’intestino rispetto al controllo (vedi figura sotto, che mostra la ritenzione nel tempo di Lafti® B94 nelle feci di animali a cui era stato somministrato il probiotico in associazione con diversi prebiotici o glucosio).

Studi clinici

IBS nei giovani

Uno studio randomizzato, in doppio cieco e controllato con placebo è stato condotto nel 2016 da Basturk e colleghi (Turk J Gastroenterol. 27: 439-43) per valutare l’effetto di un simbiotico composto da Lafti® B94 sui sintomi dell’IBS in un gruppo di 71 bambini selezionati per aver ricevuto una diagnosi di IBS secondo i criteri Roma III. I soggetti sono stati suddivisi in 3 gruppi a cui è stato somministrato per 4 settimane, due volte al giorno, il probiotico ad una dose di 5 miliardi di CFU/giorno in associazione con 900 mg di inulina (n=23) oppure il solo probiotico (n=24) o infine il solo prebiotico (n=24).

Alla baseline i tre gruppi non differivano significativamente tra di loro per nessuno dei disturbi connessi con l’IBS; valutando i soggetti dopo le 4 settimane di trattamento si è osservato che nel gruppo di coloro che avevano assunto la sola inulina non era cambiato significativamente il numero di soggetti con i diversi sintomi. Tra i 24 soggetti a cui era stato somministrato invece il solo probiotico Lafti® B94 invece il miglioramento più significativo si è osservato nel senso di gonfiore/pienezza addominale, lamentato dal 75% dei soggetti al t=0 e solo nel 25% dopo 4 settimane (p<0.001) e altri miglioramenti significativi si sono avuti anche per il gonfiore post-prandiale (ridotto dal 75% al 45% dei soggetti, p=0.016) e nelle difficoltà nel defecare (p=0.031) (vedere figura sotto).

Il gruppo che aveva assunto il simbiotico aveva visto miglioramenti simili al ramo del solo probiotico, con un ulteriore beneficio nell’endpoint del muco nelle feci (p=0.021 per il calo tra prima e dopo il trattamento). Si è osservata una guarigione piena in 9 pazienti (39%) nel gruppo del simbiotico e in 7 (29%) nel gruppo del probiotico mentre solo in 3 (12.5%) nel gruppo della sola fibra prebiotica.

Contrasto della diarrea occasionale

In uno studio del 2012 (Erdogan O et al., 2012, J Trop Med 2012:787240), 75 bambini di età compresa tra i 5 mesi e i 5 anni sono stati inclusi in una sperimentazione con lo scopo di valutare, in aggiunta alla reidratazione endovenosa, l’efficacia di Lafti® B94 (5 miliardi CFU/giorno) rispetto ad un altro organismo probiotico (S. boulardii) e al controllo negativo nel contrasto della gastroenterite causata da rotavirus. La gastroenterite è una delle malattie infettive più diffuse, soprattutto nei bambini e in particolare nei paesi in via di sviluppo. Il rotavirus è uno degli agenti causativi della diarrea più comuni, soprattutto nella sottopopolazione infantile.

L’osservazione principale dello studio è stata che il trattamento con B. lactis Lafti® B94 ha ridotto significativamente (p<0.001) la durata media degli episodi diarroici a 4.1 giorni a partire dai 7 giorni del controllo negativo, ad indicare uno sviluppo notevolmente meno severo della malattia.

Anche un altro studio pubblicato nel 2014 (Islek et al., Turk J Gastroenterol. 25:628-33) è stato dedicato alla valutazione del possibile effetto benefico del trattamento con Lafti® B94 per  contrastare la diarrea infettiva in un’ampia popolazione di bambini (156, di età compresa tra 2 mesi e 5 anni ammessi in ospedale con sintomi da diarrea infettiva); in questo caso il probiotico è stato somministrato in versione simbiotica con inulina (5 miliardi CFU di probiotico e 900 mg di inulina al giorno per 5 giorni) e confrontato con un controllo non trattato (placebo), per quanto entrambi i rami in studio siano stati sottoposti a reidratazione endovenosa. Anche in questo studio l’endpoint principale consisteva nella misurazione della durata dei fenomeni diarroici: la valutazione dei dati ha portato a concludere che il trattamento con simbiotico ha permesso di ridurre di 31 ore la durata media degli episodi, da 5.2 giorni a 3.9 giorni (-31h, p<0.001).

Altre informazioni dedotte dallo studio sono state: una riduzione delle feci in forma diarroica a partire dal 3 giorno nei soggetti trattati rispetto al controllo (p=0.001) e anche una significativa riduzione della durata complessiva degli episodi diarroici (-0.9 giorni) se il trattamento con il simbiotico veniva iniziato entro le prime 24 ore dallo svilupparsi dei sintomi (p=0.002).

Altri studi

Altre interessanti evidenze scientifiche sempre nell’ambito della salute gastrointestinale sono state raccolte in studi condotti in neonati pre-termine; in due studi distinti effettuati su neonati ospedalizzati, uno su 100 neonati con cardiopatia congenita critica, l’altro su 400 con peso molto basso alla nascita, la somministrazione di Lafti® B94 ha ridotto con entità significativa rispettivamente l’incidenza di infezioni nosocomiali e il tasso di enterocoliti. In entrambi gli studi il trattamento ha anche permesso di ridurre sensibilmente la durata dell’alimentazione parenterale e dell’impiego di terapia intensiva prenatale.

Conclusioni

I dati ottenuti da diversi studi condotti in sotto-popolazioni infantili e di adolescenti hanno permesso di concludere che il ceppo B. lactis Lafti® B94, sia autonomamente sia in sinergia con fibre prebiotiche, supporta efficacemente la risoluzione di sintomi dell’IBS (costipazione, gonfiore e altri) e il contrasto di episodi diarroici in caso di gastroenteriti causate da agenti infettivi (incluso rotavirus). I probiotici come Lafti® B94 agiscono da equilibratori del tessuto epiteliale dell’intestino, promuovendo la stabilizzazione della parete intestinale e delle tight junctions tra gli enterociti e stimolando la crescita e il metabolismo cellulare, oltre ad indurre la produzione di muco. Nel caso degli episodi infettivi e diarroici, il microbiota residente e i probiotici somministrati contribuiscono a ridurre la capacità adesiva dei patogeni, impedendo il legame ai recettori cellulari, acidificando l’ambiente e producendo agenti inibitori della crescita di altri organismi; regolano inoltre la reazione immunitaria agendo da stimolatori del GALT, il tessuto linfoide associato all’intestino, ovvero il distretto intestinale del sistema immunitario.

 

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Fibersol-2 e controllo del tessuto adiposo

Studio clinico nella riduzione del grasso viscerale

Una maltodestrina resistente

Fibersol-2 è una fibra alimentare dalle caratteristiche uniche; prodotta da ADM-Matsutani (joint venture tra le due aziende multinazionali, leader nel settore degli ingredienti alimentari), si tratta di una maltodestrina resistente che si ottiene a partire dall’amido di mais mediante un processo esclusivo di pirolisi e di idrolisi enzimatica. L’ingrediente consiste in un polimero del glucosio che presenta un grado di polimerizzazione medio superiore alle 11 unità e legami prevalentemente 1-4 e 1-6, ma che presenta varie ramificazioni 1-2 e 1-3 (circa 15% dei legami complessivi) e che si originano dallo specifico tipo di lavorazione.

Queste ramificazioni conferiscono alla maltodestrina la proprietà di essere resistente alle amilasi umane rendendo quindi Fibersol-2 una fibra alimentare a tutti gli effetti. Si tratta anche di un ingrediente che presenta proprietà tecniche uniche: Fibersol-2 è infatti altamente solubile in acqua, (dà origine ad una soluzione non viscosa e trasparente), è insapore e inodore e non dolcificante. Resiste inoltre bene al riscaldamento e al pH acido. Questo rende possibile l’impiego, oltre che in integratori alimentari, anche in un ampio ventaglio di prodotti alimentari e alimenti fortificati.

Numerosi studi condotti con Fibersol-2 nell’arco del tempo hanno supportato diverse proprietà salutistiche connesse con questo ingrediente:

  • miglioramento della regolarità intestinale e funzione prebiotica
  • attenuazione del picco glicemico post-prandiale
  • attenuazione della sensazione di fame
  • riduzione dell’assorbimento dei grassi e contenimento dei trigliceridi e del colesterolo del siero.

Fibersol-2 è anche una fibra ben tollerata, anche a dosaggi notevolmente più elevati rispetto ad altre fibre.

Fibersol-2 è stato infine incluso tra gli alimenti Low-FODMAP dalla Monash University di Melbourne; questi alimenti dal forte connotato salutistico si caratterizzano per venire fermentati nell’intestino in modo molto graduale e contribuiscono a minimizzare il rischio di incorrere nei sintomi della sindrome del colon irritabile (IBS) negli individui predisposti.

Obesità, un problema globale

Lo studio clinico più recente sul Fibersol-2, condotto in Giappone e pubblicato nel 2020 (1) ha valutato la capacità di questa maltodestrina resistente di influire sulla quantità di grasso viscerale accumulato in soggetti volontari.

L’obesità, ovvero l’accumulo eccessivo di tessuto adiposo, è un problema di enorme rilevanza a livello globale, in particolare nei Paesi più sviluppati; nei soli Stati Uniti si stima che circa il 70% della popolazione sia sovrappeso o obesa.

Un eccesso di tessuto adiposo è associato a complicazioni nel metabolismo del glucosio e dei lipidi; concorre, insieme ad altri fattori di rischio, a provocare patologie multifattoriali come la sindrome metabolica, con effetti a diversi livelli come disordini cardiovascolari che possono chiaramente condurre anche ad eventi acuti (ad es. infarto e ictus).

Tra i vari tipi di tessuto adiposo, l’accumulo di grasso viscerale è un fattore di rischio particolarmente significativo perché si tratta di un tessuto molto attivo in ambito metabolico (come ad esempio nel processo di lipogenesi) e in grado anche di secernere ormoni e citochine infiammatorie ad elevato impatto metabolico sull’organismo. La misura della circonferenza addominale è di per sé un parametro predittore del rischio di eventi cardiovascolari acuti; si è anche osservato che pazienti con eccesso di grasso viscerale sono soggetti allo sviluppo di patologie anche quando il loro peso corporeo rientra in un intervallo standard mentre accumulo di grasso sottocutaneo porta usualmente a complicazioni meno gravi.

Studio clinico nella riduzione del tessuto adiposo viscerale

Lo studio (Link Pubmed), randomizzato, in doppio cieco e controllato, aveva la finalità di valutare l’effetto del Fibersol-2 sull’accumulo di tessuto adiposo a confronto con un placebo indistinguibile. La fibra è stata somministrata ai volontari disciolta in una bevanda a base di tè ai 3 pasti principali, ad una dose di 5 g/pasto, per un totale di 15 g/die per un periodo di studio complessivo di 12 settimane. I volontari arruolati che hanno completato lo studio sono stati 137, suddivisi nei due gruppi. In aggiunta al monitoraggio di diversi parametri biochimici l’endpoint principale previsto era la misurazione dell’area di tessuto adiposo viscerale, quantificata mediante tomografia computerizzata.

Lo studio ha permesso di rilevare una riduzione significativa dell’area del tessuto adiposo viscerale media da 105.3 cm2 a inizio studio a un valore finale di 101.2 cm2, significativamente distinguibile dal valore riscontrato a fine studio nel gruppo del placebo (108.07, p<0.05), vedi figura.

E’ risultata significativa anche la differenza tra le variazioni tra inizio e fine studio del gruppo che aveva assunto Fibersol-2 rispetto al placebo (rispettivamente -4.18±15.44 e +1.47±14.89 cm2). Non si è inoltre rilevata un’incidenza di effetti avversi (tra i quali non ne sono stati registrati di particolare severità) superiore nel gruppo che ha assunto Fibersol-2 rispetto al placebo.

Meccanismo d’azione

Si stima che la ragione alla base della riduzione del tessuto viscerale da parte dell’assunzione di una maltodestrina resistente come Fibersol-2 risieda:

  • in una riduzione della lipogenesi legata ad una migliorata tolleranza al glucosio;
  • in un’inibizione dell’assorbimento di grassi con la dieta.

Fibersol-2 assunto al pasto è in grado infatti, ostacolando l’assorbimento degli zuccheri consumati negli alimenti, di contenere il rapido aumento della glicemia postprandiale che conduce ad un incremento della secrezione di insulina e, a lungo termine e per eccessiva reiterazione, ad uno stato infiammatorio sistemico. Tra i molti processi che vengono moderati attraverso la riduzione della produzione di insulina ad opera di Fibersol-2, uno è quello della lipogenesi. Allo stesso tempo, Fibersol-2, che si è rivelato in grado di contenere anche il picco post-prandiale di trigliceridi dopo pasti ricchi di grassi, provoca una riduzione dell’immagazzinamento nei tessuti adiposi dei trigliceridi e un reindirizzamento all’eliminazione di questi con le feci.

Stratificando ulteriormente le  analisi per genere e indice di massa corporea si è osservato che un effetto particolarmente significativo era rilevabile sui soggetti con BMI più elevato e sulla popolazione maschile, che si caratterizza mediamente per un tessuto adiposo viscerale più pronunciato.

Conclusioni

Quanto osservato in questo studio conferma risultati già ottenuti in sperimentazioni precedenti condotte con dosaggi più elevati; in questo caso si sono osservati effetti significativi già con dosaggi relativamente contenuti di maltodestrina resistente (5g di Fibersol-2 a ciascuno dei tre pasti principali, disciolti in una bevanda) e senza gli effetti avversi solitamente attribuiti al consumo di dosi elevate di fibre alimentari.

Fibersol-2 si candida quindi come un ingrediente utile, con un consumo costante e ripetuto nel tempo, per la riduzione del grasso viscerale e quindi del rischio di obesità e della complicazioni connesse con questo stato.

Bibliografia

  1. Kitagawa M, Nakagawa S, Suzuki T et al. (2020) Visceral Fat-Reducing Effect and Safety of Continuous Consumption of Beverage Containing Resistant Maltodextrin: A Randomized, Double-Blind, Placebo-Controlled, Parallel-Group Clinical Trial. J Nutr Sci Vitaminol. 66(5):417-426.

 

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Lafti® L10 e immunità

Da Lallemand Health Solutions un probiotico per il supporto del sistema immunitario

Come noto i probiotici sono microrganismi vivi e non patogeni che somministrati in quantità adeguate sono in grado di colonizzare il tratto gastrointestinale e possono conferire benefici salutistici all’ospite. Il principale effetto dei probiotici, anche fotografato dalle linee guida del Ministero della Salute, riguardano il benessere e l’equilibrio dell’apparato gastrointestinale; in effetti il microbiota intestinale è un vero e proprio organo simbionte che contribuisce allo svolgimento di molte attività dell’intestino:

  • metabolismo ed assorbimento dei nutrienti;
  • stimolazione e protezione della mucosa e preservamento della barriera intestinale;
  • regolarizzazione dell’alvo.

L’assunzione di probiotici è poi particolarmente utile per compensare condizioni non fisiologiche come coliti, diarrea da antibiotici e del viaggiatore; i microrganismi commensali sono infatti in grado di contrastare la proliferazione dei patogeni per competizione diretta sulle mucose e per inibizione della crescita, competendo per nutrienti e attraverso la produzione di batteriocine.

Il microbiota e i probiotici svolgono anche un ruolo molto importante nell’ambito dell’immunomodulazione. Presso l’intestino si trova un importante distretto del sistema immunitario, il GALT (Gut-Associated Lymphoid Tissue, Tessuto Linfoide Associato all’Intestino); la funzionalità del GALT condiziona lo stato immunitario dell’organismo e dipende molto strettamente dallo stato di salute del microbiota e della mucosa intestinali. I microrganismi probiotici sono quindi in grado di supportare la capacità dell’organismo di rispondere alle infezioni, in particolare quelle tipiche della stagione invernale (influenze e raffreddori).  Tra i probiotici che si sono dimostrati maggiormente in grado di svolgere questa funzione c’è il ceppo Lactobacillus helveticus Lafti® L10 di Lallemand.

Questo ceppo, sicuro e ben caratterizzato, è stato valutato in numerosi studi per la capacità di prevenire e ridurre la severità di malattie invernali.

 

Studi scientifici

Studi in vitro e in vivo hanno innanzitutto evidenziato la capacità del ceppo di aderire a linee cellulari intestinali, di inibire microrganismi patogeni e di stimolare risposte citochiniche in animali modello.

Diversi gruppi hanno poi condotto studi clinici nell’uomo per valutare la capacità di Lafti® L10 di modulare parametri della risposta immunologica, di prevenire fenomeni patologici e possibilmente di ridurne la gravità. Gli studi sono stati condotti in popolazioni caratterizzate da elevata suscettibilità a queste sindromi stagionali, quali:

  • atleti, anche d’élite
  • studenti universitari.

È noto che l’intenso sforzo fisico può compromettere la salute dell’individuo, ad esempio riducendo il corredo anticorpale (IgA salivari), aumentando lo stress ossidativo e favorendo la recidiva di infezioni virali latenti. Gli studenti sono invece una categoria tipicamente esposta per via dello stress da esami e a causa dell’intensa vita comunitaria.

Studio in atleti (1)

Nel primo studio condotto (1) gli autori hanno valutato gli effetti della somministrazione di Lafti® L10 (20 miliardi di cellule vive/die) per 1 mese proprio su una popolazione di atleti allenati; una parte dei soggetti erano, per propria ammissione, “affaticati” (n=9), mentre l’altra in condizioni “normali” e in salute (n=18); la maggior parte degli atleti affaticati erano anche soggetti a frequenti re-infezioni da EBV.

Le due sotto-popolazioni di atleti mostravano un livello di IFNγ secreto dai linfociti in coltura più basso nei soggetti affaticati rispetto a quelli sani (p=0.02). Dopo 4 settimane di trattamento i livelli di questo parametri sono risultati incrementati, raggiungendo livelli paragonabili tra le due sotto-popolazioni valutate; l’incremento negli atleti affaticati, nell’ordine del 300%, è risultato statisticamente significativo (p=0.01). Nel caso degli atleti in salute, invece, si è osservato un incremento significativo di IFNγ misurato nella saliva. L’interferone-γ è una citochina linfocitaria critica per il sistema immunitario e coinvolta a vari livelli nella difesa dell’organismo, in particolare da infezioni virali.

Studio in atleti (2)

Lafti® L10 è stato impiegato anche in un altro studio (RCT in doppio cieco) volto alla valutazione della condizione immunologica in atleti sottoposti ad intensa attività fisica (2). A questo studio hanno partecipato atleti d’élite di vari sport, tutti campioni nazionali o europei nelle proprie discipline; 39 di essi hanno concluso il trial, avendo assunto Lafti® L10 (n=20) o un placebo (n=19) per 14 settimane durante il periodo invernale. Gli atleti hanno monitorato il proprio stato di salute valutando incidenza, gravità e durata dei cosiddetti URTI (eventi patologici delle vie respiratorie superiori, Upper Respiratory Tract Illness). Questi eventi possono compromettere le tabelle d’allenamento e quindi la preparazione in atleti d’élite.

Parametro Lafti® L10 Placebo p value
Proporzione di atleti che hanno riportato episodi respiratori 12/20 11/19 0,897
Durata (n. di giorni) 7,25±2,90 10,64±4,67 * 0,047
Gravità degli episodi 110,92±96 129,73±40,33 0,078
Numero di sintomi per episodio 4,92±1,96 6,91±1,22 * 0,035
Numero di medicamenti/integratori per episodio 1,17±1,11 1,91±0,94 0,101
Numero di giorni di medicamento per episodio 3,67±4,33 7,55±5,84 0,166
Numero totale di giorni con malattia 88,00 132 * 0,000563

La durata media degli episodi URTI sì è ridotta significativamente (vedere tabella) nei soggetti trattati con Lafti® L10: 7.25 giorni di durata media rispetto ai 10.64 del placebo (p=0.047). Anche il numero di sintomi per episodio si è ridotto in modo significativo: da 6.91 sintomi per episodio nel placebo a 4.92 nei soggetti trattati con il probiotico (p=0.035). Per quanto riguarda la gravità media degli episodi intervenuti, si è osservato un trend statistico (p=0.078) verso la riduzione della gravità.

Dallo studio è emersa una tendenza statistica verso una riduzione della popolazione di atleti che hanno indicato impedimenti nell’allenamento (p=0.054) quando trattati con probiotico.

Gli atleti partecipanti allo studio hanno anche completato un questionario di autovalutazione soggettiva a vari parametri sullo stato dell’umore e della condizione fisica in genere (POMS), prima e dopo il trattamento con probiotico e placebo; da tale questionario è emerso un aumento significativo dello stato di vigore fisico negli atleti trattati con probiotico, ad indicare potenzialmente un effetto attribuibile al trattamento con Lafti® L10 sulla condizione psico-fisica degli atleti.

Studio in atleti (3)

In una successiva pubblicazione dallo stesso gruppo (3) sui medesimi atleti si è osservato (vedi figura) come nel periodo di 14 settimane ci sia stata nel ramo del placebo una significativa riduzione del livello di IgA nella saliva (-28% p=0.02). Come già anticipato, le IgA costituiscono un’importante prima linea di difesa multifunzionale contro diversi tipi di infezione (batteriche, virali, fungine). Il trattamento con Lafti® L10, invece, ha determinato una parziale soppressione (quantificabile nell’ordine 35% rispetto al placebo) della riduzione dei livelli delle IgA, che a fine studio sono rimaste a livelli non statisticamente distinguibili da quelli della baseline (-8.7%, p=0.34), indicando una migliore conservazione delle IgA e una possibile protezione da fenomeni respiratori.

Studio in studenti universitari

In un altro studio del 2005,  l’effetto della somministrazione di L. helveticus Lafti® L10 è stato valutato anche in una coorte di studenti universitari. Lo studio RCT è stato completato da 285 studenti con un’età compresa tra 18 e 25 anni, che hanno assunto 5 miliardi di cellule vive/die di Lafti® L10 o un placebo indistinguibile per 10 settimane consecutive. Ai volontari è stato richiesto di completare ogni giorno un questionario di valutazione della salute indicando se si era malati e di classificare la gravità dei sintomi (suddivisi tra locali e sistemici).

Lo studio ha permesso di apprezzare una differenza significativa nel numero complessivo di sintomi sistemici tra i due gruppi: 1323 per il ramo del placebo contro 1179 per il gruppo trattato con il probiotico (-11%, p<0.01 con test Chi-quadrato). Si è anche osservata una riduzione della severità dei sintomi registrati, con una concomitante riduzione dell’assunzione di medicamenti (principalmente paracetamolo): gli studenti del controllo ne hanno assunti per 367 giorni contro i 283 del gruppo trattato con probiotico (p<0.01).

Bibliografia

  1. Clancy RL, Gleeson M, Cox A et al. (2006) Reversal in fatigued athletes of a defect in interferon-γ secretion after administration of Lactobacillus acidophilus. Br J Sport Med 40:351-354;
  1. Marinkovic DM, Minic R, Dikic N et al. (2016) Lactobacillus helveticus Lafti® L10 supplementation reduces respiratory infection duration in a cohort of elite athletes: a randomized double-blind placebo-controlled trial Appl Physiol Nutr Metab 41(7):782-9.
  2. Michalickova DM, Kostic-Vucicevic MM, Vukasinovic-Vesic MD (2017) Lactobacillus helveticus Lafti L10 Supplementation Modulates Mucosal and Humoral Immunity in Elite Athletes: A Randomized, Double-Blind, Placebo-Controlled Trial. J Strength Cond Res. 31(1):62-70
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Affron® – Estratto di zafferano di qualità superiore

C.F.M. Co. Farmaceutica Milanese ha recentemente intrapreso una collaborazione con l’azienda spagnola Pharmactive per la distribuzione delle referenze a catalogo. Pharmactive è una realtà dinamica e votata allo sviluppo di ingredienti nutrizionali efficaci e supportati scientificamente e ha il proprio quartier generale a Madrid.

Il prodotto di punta di Pharmactive è  Affron®, un estratto di zafferano di qualità superiore.

Affron® è realizzato in completa integrazione verticale, a partire da zafferano coltivato in campi di proprietà nella regione di Castilla-La Mancha. La Spagna è uno tra i Paesi occidentali con i maggiori volumi di produzione di zafferano ma per garantire la titolazione, la qualità e la continuità del prodotto l’integrazione verticale è un requisito indispensabile perché sono necessari tra i 90mila e i 170mila fiori per ottenere 5 kg di stigmi freschi o 1 kg di stigmi secchi, che sono il materiale di partenza per la preparazione dell’estratto, particolarmente delicata. La pianta viene successivamente controllata attraverso tecniche molecolari (genetiche) per accertarne l’identità biologica e viene poi sottoposta ad un processo di estrazione avanzato per proteggere i preziosi attivi contenuti nella droga.

Affron® è standardizzato al 3.5% Lepticrosalidi® mediante metodica HPLC, la più riproducibile e affidabile sotto il profilo analitico; il termine Lepticrosalidi indica il complesso di molecole bioattive contenute nello zafferano, ovvero principalmente la Crocina (somma di diverse isoforme) e il Safranale.

Lo zafferano ed i suoi estratti sono stati tradizionalmente studiati (in particolare in Iran dove questa spezia è particolarmente diffusa) per il loro effetto sull’umore e su blandi stati depressivi.

Le molecole che caratterizzano Affron interagiscono con il Sistema Nervoso Centrale, in particolare con il meccanismo dei neurotrasmettitori; nello specifico risulta che le crocine agiscano come inibitori del reuptake di dopamina e norepinefrina mentre il safranale sul reuptake della serotonina.

Crocine e safranale svolgono anche una funzione antiossidante, anch’essa riconducibile all’ambito del benessere del SNC perché vi sono evidenze che uno sbilanciamento ossidativo e il conseguente danno cellulare possano essere causa di malfunzionamenti a livello neurologico. A supporto di quanto sopra Affron® è l’unico estratto brandizzato e caratterizzato che sia stato valutato ad un dosaggio specifico (28mg) in studi clinici nell’uomo per la sua capacità di influenzare l’umore e modificare blandi stati di ansia e depressione. Si è inoltre osservato un effetto sul miglioramento del sonno.

Affron® è una polvere di un acceso colore arancione, adatta per preparazioni nutraceutiche; è aderente a tutte le normative del settore ed ha una shelf-life di 36 mesi alle condizioni ottimali di stoccaggio.

Studi clinici sull’umore, stati d’ansia e di depressione e sul sonno

In un primo studio RCT pubblicato nel 2017 (Kell et al., Complement Ther Med) Affron è stato valutato per la capacità di migliorare umore, stati d’ansia e di depressione. A tale scopo un totale di 128 partecipanti suddivisi in 3 gruppi hanno ricevuto Affron® a 22 o 28 mg/die oppure un placebo indistinguibile, per un periodo di 4 settimane.

Umore e stato mentale sono stati misurati prima e dopo il trattamento mediante dei questionari di autovalutazione: POMS (Profile of Mood States), PANAS (Positive and Negative Affect Schedule), DASS-21 (Depression Anxiety Stress States).

I soggetti nei diversi gruppi non differivano significativamente alla baseline e si connotavano tutti per uno stato di umore giudicato basso secondo il questionario DASS.

Tra i risultati del questionario POMS si è osservata una relazione significativa trattamento/tempo per i punteggi di tensione, depressione e confusione. Si è inoltre osservato un miglioramento significativo nei punteggi relativi alla fatica e al vigore tra il gruppo con dosaggio di 28 mg/die e il placebo. Complessivamente si è rilevato un miglioramento del punteggio Total Mood Disturbance significativamente più basso per il trattamento a 28 mg/die rispetto al placebo.

Nel questionario PANAS, è stata osservata una riduzione significativa dello stato emozionale negativo per trattamento con Affron® (28 mg) rispetto al placebo.

Il questionario DASS-21 ha riportato un effetto significativo nella riduzione del punteggio della Depressione e dello Stress per il dosaggio massimo rispetto al dosaggio intermedio (22 mg) e al placebo; lo stato d’ansia si è invece ridotto significativamente per il dosaggio massimo solo rispetto al placebo. Il bilancio dello studio è stato l’osservazione di un’azione significativa di miglioramento dell’ansia, dell’umore e dello stato di stress da parte di Affron al massimo dosaggio (28 mg/die) rispetto al placebo, senza effetti avversi di rilievo nei volontari trattati, tutti non depressi ma con livelli di umore basso; gli effetti sono stati simili in uomini e donne e hanno replicato risultati precedenti in cui estratti di zafferano avevano prodotto un effetto paragonabile ad alcuni farmaci specifici.

Risultati analoghi si sono ottenuti anche in un altro studio RCT in doppio cieco condotto in questo caso per un periodo di 8 settimane in 68 giovani  tra i 12 e i 16 anni, caratterizzati da ansia leggera o moderata e sintomi di tipo depressivo (Lopresti et al., 2018); il trattamento consisteva in 28 mg/die di Affron, contro placebo. I risultati sono stati valutati mediante la compilazione (separatamente sia da parte dei ragazzi sia dei genitori) di un questionario RCADS, Revised Child Anxiety and Depression Scale, giudicato affidabile ed accurato per la rilevazione di stati d’ansia e depressione in bambini e ragazzi.  Un’analisi multivariata dei dati ha rivelato una relazione significativa trattamento x tempo. Tra i singoli punteggi, quelli che hanno mostrato variazioni significative nel tempo rispetto al placebo sono risultati: l’ansia da separazione, la fobia sociale, la depressione e l’ansia generalizzata (quasi significativo). Il  questionario compilato dai genitori non ha fornito le stesse evidenze ma si tratta di una discrepanza frequente, per via di una differente percezione dei fenomeni psicologici.

Un terzo studio RCT più recente (Nishide et al., 2018, Jpn Pharmacol Ther), è stato condotto nell’ambito della qualità del sonno su un totale di 21 volontari per 4 settimane somministrando Affron, ad una dose contente 0.6 mg/die di crocina, contro placebo. Valutando i soggetti attraverso il questionario PSQI (Pittsburgh Sleep Quality Index) la somministrazione di Affron per 4 settimane ha dimostrato di ridurre significativamente (p=0.04) il punteggio complessivo PSQI. Si è anche osservata una tendenza al miglioramento della disfunzione diurna nel gruppo trattato rispetto al placebo. Tuttavia, suddividendo la popolazione in soggetti con qualità del sonno mediamente buona e scarsa alla baseline, questi ultimi hanno mostrato di beneficare in media in modo marcatamente superiore della somministrazione di Affron sia rispetto al t0 sia rispetto al placebo, al contrario di coloro che già godevano di un buon sonno; ciò si è osservato sia nel punteggio complessivo sia in varie sotto-sezioni del questionario.

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InSea2® – Dalle alghe brune un estratto polifenolico per il controllo della glicemia post-prandiale

InSea2® è un ingrediente naturale destinato agli integratori alimentari, sviluppato dall’azienda canadese InnoVactiv e rivolto all’ambito salutistico del controllo della glicemia e della sindrome metabolica.

InSea2 è un estratto secco polifenolico ottenuto mediante estrazione acquosa e successive filtrazioni a partire dalle alghe brune Fucus vesiculosus e Ascophyllum nodosum, che crescono selvatiche nell’oceano Atlantico di fronte alle coste canadesi del Quebec.

Il processo produttivo conduce ad un prodotto con un’elevata concentrazione di polifenoli caratteristici (>20%), principalmente florotannini, ma con un contenuto relativamente ridotto di iodio (<300 ppm), per non influire negativamente sulla funzionalità tiroidea.

I florotannini algali svolgono un’attività specifica e peculiare: assunti insieme al pasto agiscono da blocker reversibili degli enzimi deputati alla digestione intestinale dell’amido e degli oligosaccaridi della dieta (α-amilasi e α-glucosidasi), inibendo in modo dolce ma significativo la scomposizione degli zuccheri complessi assunti con la dieta nelle unità base che li compongono (sostanzialmente glucosio). Ciò determina un effetto analogo a quando si assumono carboidrati a ridotto indice glicemico, ovvero una riduzione nel tempo della disponibilità di glucosio assorbibile e quindi uno smorzamento del picco glicemico post-prandiale con un aumento della coda di assorbimento; tale fenomeno corrisponde ad una diminuzione del picco di insulina richiesto per ricondurre la glicemia ai livelli basali.

L’insulina è l’ormone deputato alla regolazione della concentrazione del glucosio ematico; quando il glucosio entra nel  circolo sanguigno l’insulina viene secreta dal pancreas, entra a propria volta in circolo e induce l’esposizione dei trasportatori del glucosio sulle membrane di molte cellule dell’organismo (principalmente epatiche e muscolari) e quindi l’uptake del glucosio.

Il meccanismo è tuttavia naturalmente fragile e suscettibile di essere compromesso. Picchi quotidiani ed elevati di insulina, causati dall’assunzione continua ed abbondante di carboidrati (in particolare quelli ad elevato indice glicemico) provocano una graduale desensitizzazione insulinica che implica che sarà richiesto un apporto sempre crescente di ormone a parità di glucosio da rimuovere dal sangue.

Questo fenomeno induce un progressivo aumento della glicemia a digiuno (un fattore di rischio indipendente di primaria importanza in ambito cardiovascolare) e un circolo vizioso che dall’insulino-resistenza può condurre al Diabete Mellito di tipo 2 a diversi stadi di gravità e a tutti gli stati ad esso connessi, come la Sindrome Metabolica; l’iperglicemia e l’iperinsulinemia sono inoltre stati pro-infiammatori.

Picchi glicemici ed insulinemici post-prandiali molto pronunciati hanno anche ulteriori implicazioni: maggiore è il picco glicemico, più netto è lo stato di temporanea ipoglicemia che segue e che induce cali di attenzione e stati di fame incontrollata, che porta a sovra-alimentazione, aumento di peso ed esacerbazione del circolo vizioso dei carboidrati.

InSea2® assunto al pasto ad un dosaggio di 250mg, smorzando il picco glicemico ad ogni pasto, contribuisce a contrastare i diversi fenomeni descritti, supportando il miglioramento dei parametri glicemici e aiutando a contenere l’incidenza di problematiche di salute connesse con l’insulino-resistenza.

Studi in vitro, in vivo e nell’uomo—efficacia supportata scientificamente

L’efficacia di InSea2® è stata variamente dimostrata in studi in vitro, in modello animale e in studi clinici nell’uomo.

In una recente pubblicazione del 2017 che ha riconfermato risultati già ottenuti in precedenza, i polifenoli algali sono stati impiegati in saggi di inibizione enzimatica in vitro. Gli enzimi α-amilasi e α-glucosidasi incubati in vitro con dosi crescenti di InSea2® sono risultati gradualmente inibiti secondo una dinamica dose/risposta, venendo completamente bloccati con una concentrazione di enzima rispettivamente di 30 e 2 µg/mL (vedi figura).

L’attività in vitro misurata in termini di IC50 è risultata superiore a quella dell’acarbosio, un farmaco contro l’iperglicemia e il diabete, con un meccanismo d’azione simile all’InSea2®. In altri studi in vitro si è anche investigata la specificità dell’estratto nei confronti di diverse glicosidasi di mammifero, individuando un’efficacia massima nei confronti della saccarasi di ratto, attività limitata verso la maltasi e nulla nei confronti della lattasi. In un altro studio side-by-side InSea2® ha dato nuovamente prova di avere un’efficacia paragonabile all’acarbosio e significativamente superiore a parità di dosaggio, rispetto ad altri ingredienti naturali (es. faseolamina) con funzione analoga.

Alcuni studi in roditori hanno confermato l’efficacia di InSea2® anche in vivo. In diversi studi condotti nel 2011 in roditori normali, nel 2014 in ratti magri o obesi ed infine nel 2017 in topi modello per la steatoepatite (NASH) non-alcolica umana, InSea2® assunto con un pasto test ha sempre dimostrato di ritardare e/o smorzare il picco glicemico post prandiale e anche il relativo picco insulinemico. In particolare nell’ultimo studio menzionato, l’estratto o un controllo sono stati somministrati ad animali normali o allevati con una dieta ad alto tenore di grassi che dopo 3 settimane ha indotto un significativo aumento di peso rispetto al controllo e l’insorgenza della NASH (steatosi, infiammazione lobulare e fibrosi periportale). In animali normali l’assunzione dell’estratto in concomitanza con un carico glicemico ha ridotto il picco glicemico ed insulinemico a 30 minuti, mentre in animali con steatoepatite (vedi figura sotto) l’effetto dato dal trattamento è risultato notevolmente superiore generando una riduzione significativa sia dei picchi sia dell’area sotto l’intera curva glicemica alle 3 ore.

L’efficacia misurata in vitro e i risultati ottenuti in vivo sono stati confermati anche in studi dedicati nell’uomo. Già nel 2011 Paradis e colleghi avevano dimostrato in uno studio crossover che InSea2® (ad un dosaggio di 500 mg) era efficace nella riduzione dell’area sotto la curva (iAUC) del picco glicemico post-prandiale, del relativo picco di insulina e dell’indice Cederholm di sensibilità all’insulina.

Più recentemente, nel 2017, una formulazione di InSea2® e cromo è stata somministrata  per 6 mesi a 50 volontari sovrappeso o obesi per valutare il potenziale di miglioramento  dei parametri ematici di glucosio ed insulina a digiuno, e non dopo un carico acuto come precedentemente descritto, riducendo quindi il rischio di sindrome metabolica e altre patologie. Dopo il periodo di trattamento sia la glicemia che l’insulinemia a digiuno si sono ridotte in modo significativo (rispettivamente –11% con p<0.001 e – 21% con p<0.05) dopo 6 mesi. Anche l’indice HOMA, un marker accettato di insulino-resistenza, è diminuito nell’arco dei 6 mesi da un valore medio iniziale di 6.1 (ad indicare uno stato di chiara resistenza insulinica) ad un valore significativamente inferiore di 4.4. Inoltre, mentre al t0 nessuno dei soggetti riportava un HOMA inferiore al valore 3, considerato il range di normalità, dopo i 6 mesi di trattamento il 22% dei volontari aveva raggiunto questo valore target, denotando un notevole miglioramento dello stato di insulino-resistenza.

La capacità della stessa formulazione contenente InSea2® di influire positivamente sullo stato glicemico è stata ulteriormente confermata in un ultimo studio controllato con placebo, randomizzato e in doppio cieco di  recente pubblicazione (2019).

65 soggetti disglicemici divisi in due gruppi hanno assunto per 6 mesi una formulazione di InSea2 e cromo o un placebo e lo stato glicemico è stato valutato al t0 e al termine del periodo di integrazione misurando diversi parametri (vedi tabella sotto).

Riduzioni significative sono state rilevate nel gruppo supplementato per i parametri della glicemia basale a digiuno (p<0.05 vs baseline e vs placebo),  glicemia post prandiale (p<0.01 vs placebo e p<0.05 vs baseline) e per l’emoglobina glicata HbA1c, un importante indicatore dello stato glicemico permanente dell’organismo (p<0.05 vs placebo). Anche l’indice HOMA  relativo all’insulino-resistenza si è ridotto significativamente sia rispetto alla baseline sia rispetto al placebo (p<0.05 per entrambi i casi).

Infine anche la misurazione delle citochine TNF-α e Hs-CRP, rispettivamente marcatore di stati infiammatori e predittore di eventi cardiovascolari acuti, hanno permesso di rilevare riduzioni significative rispetto a baseline e placebo, suggerendo un miglioramento dello stato infiammatorio sistemico.

La cattiva regolazione del glucosio ematico in fase pre-diabetica può esprimersi in termini di IFG (alterata glicemia a digiuno) o IGT (ridotta tolleranza al glucosio). La prima è misurata come livello di glicemia basale superiore alla norma, mentre la seconda si valuta a seguito di un test orale di tolleranza al glucosio (OGTT); entrambe sono condizioni pre-diabetiche e possono condurre al diabete conclamato ma la ridotta tolleranza (IGT) rappresenta un fattore di rischio superiore rispetto alla IFG.

L’evidenza più interessante dello studio è risultata essere che il trattamento con InSea2® e cromo ha indotto una regressione significativa ad uno stato IFG di soggetti che si trovavano in condizione di IGT al t0 e un rientro ad una normale tolleranza al glucosio in soggetti precedentemente in uno stato di alterata glicemia a digiuno IFG (vedi grafico sotto).

 

 

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Nattokinasi NSK-SD®

Dal Natto, un ingrediente per la salute cardiovascolare

C.F.M. Co. Farmaceutica Milanese ha avviato una cooperazione per l’Italia con l’azienda giapponese Japan Bio Sciences Laboratory.

JBSL, con sedi a Tokyo e Osaka e stabilimenti nel Kyushu e a Kyoto, è un’azienda votata fin dagli anni ‘70 alla ricerca nel settore degli ingredienti funzionali.

Il prodotto di punta verso cui JSBL ha promosso, fin dalla metà degli anni ’90, intense attività di R&D è stata la nattokinasi. La nattokinasi è un enzima proteolitico estratto dal Natto, alimento tradizionale millenario giapponese a base di soia fermentata; il Natto è sempre stato considerato un super food dalle spiccate funzionalità salutistiche. Durante tutto il 900 la composizione e le peculiarità del Natto sono state approfondite fino ad intuirne il carattere proteolitico e caratterizzare l’attività e la sequenza amminoacidica dell’enzima che sarebbe stato poi ribattezzato “Nattokinasi”, il nucleo principale dei benefici salutistici in ambito cardio-vascolare del Natto.

A partire da 1995 JBSL ha poi sviluppato e messo a punto il metodo produttivo per la nattokinasi, oggi denominata NSK-SD®.  NSK-SD® è la nattokinasi di riferimento a livello globale sia in termini di efficacia sia di sicurezza e, alla luce dei numerosi studi effettuati nell’uomo e del vaglio delle Autorità, è oggi l’unica autorizzata per il consumo negli integratori in Europa secondo la normativa Novel Food.

La Nattokinasi NSK-SD® è ottenuta per estrazione a partire da un fermentato di soia non OGM con un ceppo proprietario di Bacillus subtilis Natto e si presenta come una polvere bianca inodore, con un’attività (espressa in unità enzimatiche) di 20.000 FU/g. L’enzima è stabile al calore e al pH acido  ed è formulabile in capsule o compresse poiché resistente alla compressione.

I numerosi studi effettuati hanno permesso di accertare per questo enzima  diversi benefici salutistici legati alla sua attività proteasica e che competono all’area cardiovascolare; i principali sono:

  • una capacità di controllare fenomeni di ipertensione
  • un’attività fibrinolitica che contribuisce a fluidificare il circolo sanguigno.

Il dosaggio massimo giornaliero negli integratori alimentari, come prescritto dall’autorizzazione Novel Food, è di 100 mg/die, corrispondenti a circa 2000 unità (FU); l’ingrediente è inoltre totalmente privato della Vitamina K2, fattore pro-coagulante. L’etichettatura del prodotto finito che contiene Nattokinasi deve inoltre contenere la dicitura “Estratto di soia fermentata” e la prescrizione di assumere l’integratore sotto controllo medico se il soggetto è già sottoposto a terapia farmacologica.

Nattokinasi: benefici salutistici provati scientificamente

La nattokinasi è un enzima proteolitico di 275 aa, della famiglia delle subtilisine (serina-proteasi). Studiata già nei primi decenni del ’900 come costituente del Natto, dava prova di poter degradare la fibrina e le gelatine. Una volta caratterizzata e isolata, negli anni ‘80 il Prof. Sumi, in Giappone, ne ha confermato l’azione fibrinolitica nei confronti dei trombi. Studi in vitro, in vivo e in volontari umani hanno permesso di verificare un’attività fibrinolitica comparabile con quella della plasmina (l’enzima fisiologico che degrada la fibrina); l’attività fibrinolitica diretta, è affiancata da un’attività indiretta, ovvero che passa attraverso la degradazione di PAI-1 (inibitore dell’attivatore del plasminogeno, t-PA).

È stato anche osservato che la Nattokinasi ha un’attività inibitoria trascurabile nei confronti della cascata di attivazione della coagulazione, in risposta a lesioni dei tessuti.

L’ipertensione è una delle patologie più comuni e diffuse nel mondo occidentale; il rischio di sviluppare la malattia cardiovascolare aumenta progressivamente all’incrementare della pressione sanguigna già sopra i valori di 115/75; una pressione che supera 140/90 richiede un intervento attivo. Riduzioni nell’ordine di soli 2 mmHg possono abbassare di un 10-15% il rischio di  ictus e infarto. L’ipertensione è infine uno dei marker che delineano l’occorrenza della sindrome metabolica.

L’attività ipotensiva della nattokinasi è stata osservata sia in studi in animali modello sia nell’uomo; si ipotizza che il meccanismo d’azione coinvolga il sistema renina-angiotensina ma che la nattokinasi non agisca su ACE (Angiotensin-Converting Enzyme, come i comuni farmaci ipotensivi), bensì sulla renina.

In uno studio RCT del 2008 (Kim et al.) condotto su un totale di 86 volontari con pressione sistolica elevata (tra 130 e 159 mmHg) il gruppo supplementato con 2000 FU giornaliere di nattokinasi per 8 settimane ha osservato una riduzione significativa della pressione sanguigna (vedi figura) rispetto a quanto è stato misurato nel gruppo del placebo: la riduzione netta tra i due gruppi dopo 8 settimane è consistita in –5.6 mmHg per la sistolica e –2.8 mmHg per la diastolica a favore del gruppo sotto trattamento (risp. p=0.029 e p=0.027).

 

Questi risultati hanno confermato quelli ottenuti in studi precedenti (1998 e 2003), condotti con dosaggi maggiori, e sono stati poi verificati anche in un altro studio più recente, sempre randomizzato, controllato con placebo e in doppio cieco condotto su 74 volontari (Jensen at al., 2016); in questo trial la riduzione più pronunciata nei soggetti trattati (2000 FU/die) rispetto al placebo si è osservata nella pressione diastolica (84 vs 87 mmHg, p<0.04). La riduzione nella pressione sistolica del gruppo trattato con nattokinasi (-4 mmHg) ha raggiunto un trend statistico (p<0.1). Effetti particolarmente significativi si sono osservati nella sotto-popolazione maschile dello studio.

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Coenzima Q, statine e salute cardiovascolare

Le statine sono uno dei farmaci più diffusi, in particolare nei paesi occidentali e rappresentano uno dei trattamenti più efficaci per il controllo delle dislipidemie e quindi per la riduzione del rischio cardiovascolare e della mortalità ad esse legata.

A fronte di un significativo miglioramento del profilo lipidico ematico (riduzione del colesterolo LDL), tra gli effetti collaterali più comuni legati al consumo delle statine sono annoverabili le miopatie o più in generale i cosiddetti SAMS, Sintomi Muscolari Associati con le Statine che possono manifestarsi a livelli crescenti di gravità.

L’insorgenza di questi effetti collaterali è una causa frequente di interruzione del trattamento farmacologico ma ad oggi non sono state ancora del tutto chiarite le ragioni meccanicistiche per cui essi si manifestano.

Come noto le statine agiscono da inibitori della via biosintetica del colesterolo, antagonizzando l’enzima HMG-CoA reduttasi e impedendo quindi la conversione del HMG-CoA in acido mevalonico. Vi sono varie indicazioni che l’inibizione di questo pathway impatti negativamente anche sulla biosintesi endogena di altre importanti molecole prenilate che condividono la stessa via, tra cui il Coenzima Q10 (ubichinone).

Quest’ultimo è un cofattore ubiquitario nell’organismo con un ruolo fondamentale nel metabolismo energetico mitocondriale e come scavenger radicalico.

L’ubichinolo è la versione innovativa del Coenzima Q10 e notevolmente più biodisponibile; è prodotto esclusivamente da Kaneka ed è disponibile per il mercato degli integratori come materia prima in polvere o in capsule già formulate. Il dosaggio massimo ammesso in Italia è di 200 mg/die, come per il CoQ10 tradizionale, ma garantisce un assorbimento notevolmente superiore nell’organismo e un potenziale antiossidante subito pronto senza necessità di interconversione fisiologica.

Nuove meta-analisi sulla relazione tra Coenzima Q10, statine e mialgie

In merito all’interazione tra trattamento con statine, sintomi mialgici e Coenzima Q, le correlazioni tra

  • somministrazione di CoQ10 ed entità dei sintomi muscolari da statine
  • assunzione di statine e livelli di CoQ10 circolante

sono state variamente valutate in molti studi clinici, con risultati  talvolta eterogenei o poco chiari.

Due meta-analisi di recente pubblicazione si sono poste l’obiettivo di riepilogare e rianalizzare i dati clinici più recenti disponibili su entrambi gli aspetti.

Nella prima meta-analisi, pubblicata sul Journal of American Heart Association (1), che puntava a verificare la correlazione tra somministrazione di Coenzima Q10 e lo smorzamento dei sintomi muscolari, 12 pubblicazioni sono state valutate adeguate a partire dagli 868 studi individuati, scremati attraverso una selezione secondo diversi criteri predefiniti (studi di qualità, in formato RCT doppio cieco, con soggetti sotto trattamento con statine+CoQ10 o statine+placebo); tra queste 12, 9 sono state utilizzate per estrapolare i dati sul dolore muscolare (numero totale di soggetti trattati = 433, di cui 222 nel gruppo CoQ10 e 211 con placebo). Confrontata con il placebo, la somministrazione di CoQ10 ha dimostrato (vedi figura qui sopra) di  aver ridotto il dolore muscolare (P<0.001), la debolezza (P=0.006), i crampi (P<0.001) e la spossatezza (P<0.001). La solidità dell’analisi è stata verificata mediante calcoli di randomizzazione e l’eterogeneità del risultato del dolore muscolare è stata confermata nel non avere trovato correlazione significativa né con la dose (100-600 mg/die), né con la durata del trattamento (1-3 mesi), né con la data di pubblicazione.

Nella seconda meta-analisi pubblicata sull’European Journal of Medical Research (2), un simile approccio di ricerca di dati e di verifica statistica  puntava a verificare la relazione tra assunzione di statine e il livello di CoQ10 circolante. A partire allo screening bibliografico sono risultati adeguati 9 studi clinici RCT doppio cieco, che arruolavano un totale di 1652 soggetti (822 trattati con statine e 830 con placebo).

L’analisi complessiva del campione di individui ha verificato che in effetti il trattamento con statine riduceva significativamente il pool di CoQ10 circolante (p=0.001); l’analisi per sottogruppi condotta negli studi che avevano previsto la distinzione tra tipi di statine ha mostrato che la riduzione del CoQ10 circolante risultava indipendente dal tipo di statina utilizzate (lipofila o idrofila). La variazione non appariva neppure dipendente dall’uso di statine a basso-media o alta intensità né mostrava di essere correlata con la durata del trattamento farmacologico (p=0.994).

 

Bibliografia

1) Qu et al., J Am Heart Assoc. 2018 Oct 2;7(19)

2) Qu et. al., Eur J Med Res. 2018 Nov 10;23(1):57

 

 

 

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Pomanox® e Mediteanox®, estratti mediterranei per la salute cardiovascolare

C.F.M. Co. Farmaceutica Milanese annuncia una nuova importante collaborazione con l’azienda spagnola Euromed, una realtà industriale consolidata e produttore leader nel settore degli estratti botanici.
Euromed è stata fondata nel 1971 dalla casa farmaceutica Madaus; da allora Euromed si è dedicata all’estrazione di sostanze bioattive naturali, innanzitutto per l’industria farmaceutica e poi anche per i settori nutraceutico e cosmetico, mettendo sempre al centro della propria attività la qualità, il rigore e il supporto scientifico e diventando leader mondiale nella produzione di molti attivi di origine botanica tra cui la silimarina dal cardo mariano e l’estratto di Serenoa repens. Oggi Euromed lavora più di 5000 tonnellate di biomassa all’anno in due siti, quello storico di Barcellona e un nuovo stabilimento ad elevata automatizzazione nell’area di Murcia.

Proprio presso il sito di Murcia, all’avanguardia per le tecnologie utilizzate, vengono prodotti Pomanox® e Mediteanox® due tra le referenze di una linea di estratti di notevole interesse per il settore degli integratori alimentari. Pomanox® e Mediteanox® sono estratti con sola acqua mediante una tecnologia brevettata ed eco-friendly denominata Pure-Hydro™ Process, che impiega acqua osmotizzata.

Pomanox® è un estratto di melograno ottenuto da frutti freschi provenienti da coltivazioni rigorosamente spagnole e sotto il controllo di Euromed. L’estratto è standardizzato in Punicalagine (Alfa e Beta), biomolecole solubili della famiglia degli ellagitannini e caratterizzate da un elevato potenziale antiossidante, mentre l’uso di sola acqua come solvente evita l’estrazione di alcaloidi e altre molecole non sicure per la salute. La standardizzazione è al 15%, 20% o 30% punicalagine, mentre nel processo estrattivo l’acido ellagico viene volontariamente contenuto ad un valore massimo dell’8%: per quanto si tratti del naturale prodotto di idrolisi delle punicalagine (ad esempio da parte del microbiota intestinale), l’acido ellagico è poco solubile e scarsamente biodisponibile ed un suo eccesso riduce l’effettivo potenziale salutistico dell’estratto. Mediteanox® è invece estratto, sempre attraverso il processo Pure-Hydro™, dal frutto delle olive, standardizzato fino ad un massimo di 40% idrossitirosolo, il noto composto fenolico dall’elevato potere antiossidante, in particolare verso le LDL plasmatiche. La combinazione dei due ingredienti può offrire stimolanti prospettive per la realizzazione di integratori “multifunzionali” nell’area cardiovascolare: Pomanox® infatti agisce più selettivamente nei confronti delle problematiche ipertensive e della salute endoteliale mentre Mediteanox® protegge le lipoproteine plasmatiche dall’ossidazione, che è uno dei trigger del processo aterosclerotico.

Insieme. Pomanox® e Mediteanox® supportano quindi il sistema cardiocircolatorio in modo complementare, e diversi studi scientifici, in modelli animali e nell’uomo, hanno investigato questi aspetti sia individualmente sia per la combinazione dei due ingredienti. Pomanox®, Mediteanox® e gli altri ingredienti del catalogo Euromed sono disponibili da C.F.M. Co. Farmaceutica Milanese SpA.

Pomanox® e Mediteanox®: benefici cardiovascolari individuali e combinati

Pomanox® è un estratto di melograno standardizzato in punicalagine, polifenoli della classe degli ellagitannini che si sono dimostrati avere un potere antiossidante rilevante e responsabili di circa metà del potenziale salutistico di questo botanical.

In un interessante studio in modello animale (Vilahur et al., 2015) gli effetti di Pomanox® sono stati valutati somministrando l’estratto (200 mg/die di Punicalagine) a maiali sottoposti ad una dieta normale (NC) o ipercolesterolemica (HC) e misurando la reattività vascolare (ecodoppler) e i marker endoteliali e dell’ossidazione. Gli animali iperlipidemici hanno sviluppato una marcata disfunzione endoteliale osservata come mancato rilassamento vascolare (-50% rispetto agli animali normali) indotto dalla stimolazione con acetilcolina (mediata da recettore) o calcio (mediata da canali ionofori); il trattamento con Pomanox® ha ripristinato l’elasticità vascolare negli animali con dieta ipercolesterolemica: i valori di elasticità sono infatti risultati significativamente diversi dagli animali con dieta ad alto colesterolo non trattati (P<0.05) mentre si sono rivelati statisticamente non distinguibili dagli animali normolipidemici (p=0.87). Attraverso lo studio dell’espressione proteica si è riscontrato che la dieta HC ha ridotto significativamente l’attivazio ne dell’asse Akt/eNOS (sintesi di Ossido Nitrico, mediatore della dilatazione vascolare); il trattamento con Pomanox® ha invece quasi del tutto ripristinato la normale elasticità vascolare attraverso un significativo incremento della via biosintetica della produzione del NO. Anche lo stato di stress ossidativo è risultato migliorato sia in termini locali, con una riduzione, in seguito al trattamento, della positività al test della 8-OHdG (marker del danno del DNA) delle cellule epiteliali, sia a livello sistemico, con un aumento della resistenza all’ossidazione ex-vivo delle LDL circolanti rispetto agli animali non trattati.

Lo stesso meccanismo d’azione rilevato nello studio descritto è quello ipotizzato dagli autori di un altro studio clinico recente (Torregrosa-Garcia et al., 2019) per spiegare gli effetti positivi ottenuti con la somministrazione di Pomanox®, in questo caso a 26 ciclisti amatoriali; lo studio (controllato, randomizzato e crossover) prevedeva l’assunzione di Pomanox® (225 mg/die punicalagine) o placebo per 15 giorni e poi lo scambio di trattamento tra i due rami. Alcuni parametri della performance sono stati misurati prima e dopo il trattamento sottoponendo gli atleti ad una dura sessione che prevedeva un esercizio ad onda quadra al 70% del massimale, un test incrementale fino al massimale e poi prove di esercizio eccentrico e prove di forza. Pomanox® ha incrementato significativamente il tempo totale per giungere all’esaurimento delle forze (TTE, Time to Exhaustion) e il tempo per raggiungere la soglia ventilatoria 2 (VT2, soglia anaerobica o del lattato); si tratta quindi di evidenze che indicano che l’estratto di melograno ha migliorato sia la performance massimale che quella submassimale e la promozione della vasodilatazione (e quindi la facilitazione del flusso sanguigno in corrispondenza dei muscoli) attraverso l’incremento di Ossido Nitrico è una delle possibili spiegazioni di questi effetti. Gli effetti della somministrazione di idrossitirosolo (molecola in cui è standardizzato Mediteanox®) a beneficio del sistema cardiovascolare sono stati variamente dimostrati; anche EFSA ha riconosciuto tali effetti, in particolare per la riduzione della perossidazione del colesterolo LDL, e ha quindi autorizzato un claim specifico. Per quanto concerne Pomanox®, oltre agli effetti già descritti sulla salute endoteliale e sullo stress ossidativo, in diversi studi si è osservato anche un interessante trend di impatto positivo nei confronti della pressione sanguigna.

In uno studio RCT crossover recentemente pubblicato (Quiros-Fernandes et al., 2019), Pomanox® e Mediteanox® sono stati quindi combinati in un unico integratore contenente 10 mg di idrossitirosolo e 195 mg di punicalagine per dose giornaliera; il prodotto è stato somministrato contro placebo ad un totale di 67 soggetti di mezza età e apparentemente sani, divisi in due gruppi, per 8 settimane prima di un mese di wash-out e del successivo scambio di trattamento. Se ne è valutato quindi l’effetto su una serie di parametri quali la pressione sistolica e diastolica e la dilatazione flusso-mediata (FMD) dell’arteria brachiale, considerata un indicatore della funzione endoteliale e possibile predittore di eventi cardiovascolari. Nei soggetti trattati si è osservata una riduzione significativa della pressione sistolica (-9.42 mmHg, corrispondente a – 8.5%, p<0.001), significativamente superiore anche alla variazione del ramo del placebo (-2.79 mmHg). Anche la pressione diastolica ha subito una riduzione significativa nei soggetti trattati tra inizio e fine trattamento: -2.74 mmHg, ovvero –3.7%, p<0.05 contro un placebo che non ha visto una riduzione sensibile. La dilatazione flusso-mediata dell’arteria brachiale (FMD) è misurata con tecnologia ecodoppler come aumento % di dilatazione del vaso sanguigno tra momento t0 e un momento finale 70’’ dopo una momentanea interruzione del flusso sanguigno con un bracciale gonfiabile; un valore % maggiore è indice di maggiore elasticità e di una minore disfunzione endoteliale.

Il trattamento con Pomanox® e Mediteanox® ha provocato un aumento significativo della FMD da 8.04% a 9.46% (p<0.05) mentre i soggetti trattati con placebo non hanno avuto variazioni apprezzabili. Si è anche osservato che selezionando specificamente i soggetti con disfunzione endoteliale (risultati essere quasi il 70%, anche se clinicamente sani), essi hanno avuto, rispetto all’intero campione, incrementi anche più marcati e particolarmente significativi dopo il trattamento con l’integratore, da 6.57% a 8.93% (+2.36 p<0.001), mentre il placebo non ha fornito risultati valutati significativi (figura sotto). Anche la misurazione delle LDL ossidate ha rivelato una loro riduzione significativa nei soggetti trattati e un effetto trascurabile nel ramo del placebo. Lo studio ha quindi permesso di osservare che l’assunzione di idrossitirosolo e punicalagine ha un effetto protettivo verso il sistema cardiovascolare attraverso un miglioramento dell’elasticità vascolare, della pressione sanguigna e dello stato ossidativo.

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